Youngblood Priest: I'm gettin' out, Eddie.
Eddie: Gettin' outta what?
Youngblood Priest: The cocaine business.
Eddie: Oh, sweet. Shit. Say, those junkies must have knocked a hole in your head. You're gonna give all this up? 8-Track Stereo, color T.V. in every room, and can snort a half a piece of dope everyday? That's the American Dream, nigga! Well, ain't it? Ain't it?
Era il 2003 e Myspace era il social network con il maggior numero di iscritti.
Le sue caratteristiche e funzionalità resero la piattaforma uno spazio in cui poter costruire community personali ed ospitare profili personali, blog, gruppi, foto, musica e video.
Nel 2005 contava più di 20 milioni di utenti mensili e durante la direzione della News Corp (l’azienda di Rupert Murdock che acquistò IntermixMedia, la company proprietaria di Myspace), il sito web fu valutato 12 miliardi di dollari1.
Poi arrivò Facebook (che esplose nel 2007) e Myspace iniziò ad avere qualche problema… Ma questa è un’altra storia, torniamo al 2003.
Avevo appena rintracciato il filo rosso che univa tre amori della mia vita: musica, cinema e design, l’estetica, tutto ciò che è Comunicazione Visiva.
Non esattamente un filo, più un filone, un filone cinematografico, quello della Blaxploitation.
Fusione delle parole inglesi black ed exploitaion, la Blaxploitation è un genere cinematografico che nasce nei primi anni Settanta negli Stati Uniti ed ha come pubblico di riferimento gli afroamericani.
I ruoli principali di questi film sono affidati ad attori afroamericani, spesso (non sempre) la regia è diretta da afroamericani, anche le colonne sonore sono a firma di artisti afroamericani… e che artisti! Le colonne sonore di questi film sono dei capolavori funk e soul. Ma andiamo con calma.
Con l’attenzione che oggi è riservata alle problematiche sociali, forse risulta difficile pensare o credere che il cinema per circa 50 anni abbia fatto del razzismo, la lente attraverso cui filtrare la rappresentazione del popolo afroamericano nel grande schermo. Dal 1920 in poi, la produzione cinematografica ha investito gli afroamericani di ruoli stereotipati in schiavi, servi ignoranti, uomini selvaggi e violenti, donne relegate al ruolo di cameriere, badanti, "mamme" di figli numerosissimi, stupidi nullafacenti e chi più ne ha più ne metta…avete presente Via col vento, sì..!?
Caricature certo enfatizzate ma non troppo di quelle che erano le reali considerazioni e percezioni della società bianca nei confronti del popolo afroamericano.
Bisognerà aspettare l’alba degli anni ’70 per assistere ad un cambiamento radicale nella tradizione della rappresentazione della comunità afroamericana nei film, e più precisamente il 1971, quando il regista Melvin Van Peebles realizza la prima pellicola prodotta da e per gli afroamericani. Il film si chiama Sweet Sweetback’s Baadassss Song, e già dal titolo "risulta inaccessibile ai bianchi"…almeno così lo definì “la critica” al momento dell’uscita del film.
Facciamo ancora qualche passo indietro.
E’ il 1967, quando arriva sul grande schermo il primo episodio del famigerato Ispettore Tibbs: In the Heat of Night, in Italia conosciuto come La Calda Notte dell’Ispettore Tibbs.
Sidney Poitier interpreta la parte di un poliziotto al fianco di uno sceriffo ignorante e razzista: è la prima volta che un attore nero gioca un ruolo di rispetto in un film.
In realtà c’erano stati anche due precedenti sempre con Poitier come attore il primo, un thriller firmato Sidney Pollack dal titolo The Slender Thread, ed il secondo – sicuramente più noto – Guess Who’s Coming to Dinner, “Indovina chi viene a cena", in cui il giovane attore afroamericano interpreta la parte del fidanzato di una ragazza bianca appartenente ad una famiglia borghese, affrontando così i pregiudizi razziali di questa società.
Sebbene questi film ottengano un largo successo e i personaggi di Poitier suggeriscano al popolo afroamericano la possibilità di essere accettati dai bianchi, la reale condizione per molti afroamericani è ben diversa. In più, in queste pellicole i personaggi interpretati da attori di pelle nera risultano essere tollerati dalla gente bianca piuttosto che rispettati realmente2. Idea questa, che incomincia a non soddisfare più l’audience afroamericana, influenzata anche da quelle che erano state le agitazioni sociali degli anni ’50 e ’60, e dall’attuale azione delle Pantere Nere.
Il pubblico nero vuole che il cinema racconti le sue esperienze di lotta per la sopravvivenza in un mondo ostile ricco di difficoltà e pregiudizi.
Da questa necessità, da questo sentire, si sviluppano due filoni cinematografici:
il primo politically correct, al quale appartengono le commedie di Hollywood che mischiano umorismo a drammi umani, presentando (a volte) attori neri: Bill Cosby, Flip Wilson e Richard Pryor, iniziarono così la loro carriera.
La novità dal punto vista narrativo e musicale, è apportata dai film che costituiscono l’alternativa al primo filone: le pellicole catalogate oggi col nome di Blaxploitation.
Queste pellicole soddisfano finalmente l’audience di film made by and for blacks.
Il termine Blaxploitation si riferisce ai film che ripercorrono le orme del filone trashy exploitation degli anni ’60, con la differenza della partecipazione di attori neri. I primi esempi ricalcano tutti lo stile alla James Bond: è del 1969 The Lost Man, con colonna sonora di Quincy Jones (trombettista all’epoca della band di Lionel Hampton) e Uptight con commento sonoro prodotto da Booker T & MGs.
Nel 1970 arriva nelle sale cinematografiche Watermelon Man di Melvin Van Peebles. La trama racconta la buffa storia di un bigotto bianco che svegliandosi una mattina, scopre di avere la pelle nera…! Incredibilmente il film ottiene un enorme successo, lanciando Peebles all’attenzione di Hollywood. Sperando che il successo ottenuto gli permettesse di realizzare qualcosa di più vicino alle sue esperienze, Peebles inizia così a scrivere un film per l’audience nera, scoprendo però ben presto che le grandi case cinematografiche non lo avrebbero mai "supportato" nè prodotto.
Sweet Sweetback’s Baadassss Song (questo è il titolo della pellicola in questione), viene definito violento, crudele, rozzo e compromettente, ma Peebles va avanti ed oltre ad esserne scrittore, regista, attore e compositore della colonna sonora (in collaborazione con gli allora-esordienti Earth Wind & Fire), ne diventa anche maggior produttore. A riprese terminate, Peebles affronta molte difficoltà a far proiettare il film nella maggior parte dei cinema e decide così di distribuirlo personalmente rivolgendosi ai pochi cinema in mano ad afroamericani a Detroit, San Francisco e New York. La risposta del pubblico fu incredibile, le sale furono affollate ad ogni spettacolo e i botteghini divennero scenari di lunghe code. Siamo nel 1971.
Quasi simultaneamente la Metro Goldwyn Mayer (MGM) lancia il primo film Blaxploitation prodotto con un largo budget: Shaft, erroneamente considerato il film simbolo di questo filone cinematografico.
La verità è da ricercarsi nella condizione economica in cui versa la grande industria di Hollywood. La MGM infatti viveva in quel periodo una forte crisi economica, che porterà il grande studio ad interessarsi e studiare il fenomeno dei film Blaxploitation, pensando bene di realizzarne uno in grande stile Hollywood. Secondo i dettami dello studio per quanto riguarda la sceneggiatura: “un detective privato nero, bello e muscoloso chiamato John Shaft, si scontra con criminali di tutti i tipi, dimostrando la sua abilità tanto con le armi, quanto a letto con le donne”. Per il personaggio di Shaft, viene chiamato il fotomodello nero Richard Roundtree.
La critica bianca accoglie benissimo il film, e lo considera specchio di quella che è la vita da strada, ma in realtà altro non è che un buon thriller nel cui cast compaiono attori neri.
Ciò che rende il film indimenticabile è sicuramente la colonna sonora realizzata da Isaac Hayes con la magnifica sezione ritmica dei Bar-Kays. Il film infatti vince un Oscar per la colonna sonora e memorabile sarà il momento del ritiro del premio da parte del grande Black Moses Hayes che si presenta alla cerimonia con una maglia fatta interamente di catene dorate!
L’album vende milioni di copie, dettando le regole per la composizione delle soundtrack nei successivi film blaxploitation:
l’attacco clamoroso e sostenuto dell’hit hat e il wah wah della chitarra, fanno del movie-theme “Shaft”, un brano indimenticabile che diverrà un classico.
Elemento fondamentale infatti dei film Blaxploitation è la colonna sonora che ha il compito di accompagnare le vicende quotidiane di super poliziotti, pushers, pimp e super donne che in tutta risposta al vecchio stereotipo di rappresentazione sono diventate bellissime, sensuali e cattive, pronte a sgominare intere bande di criminali in nome di una giustizia privata ben più efficace di quella “ufficiale”. Ed è questo l'elemento innovativo narrativo rispetto ai soliti ruoli assegnati agli afroamericani:
"Watch out! A baadasssss nigger is coming back to collect some dues" come recita la didascalia finale del film di Melvin Van Peebles, Sweetbacks.
Il 1972 è l’anno di maggior successo per questo filone cinematografico e la sua musica, dalla quale non si può prescindere per apprezzare a pieno questi film. Tra le più belle soundtrack mai scritte prima, sicuramente è da annoverare quella scritta da Curtis Mayfield per Superfly, il film prodotto dalla Warner Bros e diretto da Gordon Parks Jr.
Il film racconta le avventure di Youngblood Priest uno spacciatore di cocaina che è stanco del business e vorrebbe tirarsene fuori, non prima però di fare un ultimo grande affare. La colonna sonora composta da Curtis Mayfield è un capolavoro, anche perché come al solito per Curtis, nei testi non mancano riferimenti e critiche alla situazione sociale dell’epoca…una caratteristica insolita per le colonne sonore di questi film.
La lista potrebbe essere davvero lunga, non vorrei annoiarvi troppo, ma non posso non citare almeno altro paio di film:
Nel 1973 Pam Grier interpreta il ruolo di Coffy nell’omonimo film diretto da Jack Hill. Coffy è un'infermiera che decide di vendicare la morte della sorella andata in overdose per colpa di un gruppo di spacciatori: la strategia è semplice, ammazzarli tutti.
Attenzione, la colonna sonora di Coffy è affidata a Roy Ayers.
Questo è uno dei due film che darà inizio a tutta una produzione di film Blaxploitaion con protagoniste donne afroamericane forti, indipendenti e molto sexy che si ribellano al potere maschile e si vendicano dei torti subiti non perdendo mai la loro femminilità. L’altro film è Cleopatra Jones: licenza di uccidere diretto da Jack Starrett e interpretato da Tamara Dobson.
Nel 1974 Jack Hill dirige sempre Pam Grier nel ruolo principale di Foxy Brown, uno dei film più influenti e citato di questo filone… pensate a Quentin Tarantino (se non avete visto questi film e deciderete di farlo, capirete molte cose).
La bellissima colonna sonora di Foxy Brown è di Willie Hutch.
Sempre Pam Grier nel 1975, è la protagonista di Sheba, Baby diretto da William Girdler con musiche di Monk Higgins.
Insomma la lista potrebbe essere davvero lunga, sia per i titoli che per gli autori di musiche meravigliose da dover citare...(anche James Brown, nel 1973 scriverà musica per un film Blaxploitation, Black Caesar).
Eravamo partiti da Myspace, giusto?
Come dicevo all’inizio, nel 2003 questo social network stava vivendo il suo momento di successo e anch’io avevo un mio profilo personale. Avevo deciso di occupare questo spazio pubblicando un omaggio a questo filone cinematografico: WeBlack, era questo il nome che avevo scelto per la “mia pagina”.
Un tributo al coraggio, alla voglia di cambiare tutte le “regole del gioco”, al desiderio di rivoluzione e di rompere gli schemi – anche quelli del cinema – che per circa 50 anni ha investito il popolo afroamericano di stereotipi razzisti.
Non solo, WeBlack è un omaggio anche allo stile Blaxploitation.
I colori, i suoni, la fotografia, le locandine, le illustrazioni, le scelte tipografiche, le ambientazioni, i personaggi, i loro abiti, il loro stile, tutto in questi film concorre a costruire un’estetica impressionante. Meravigliosa.
Inevitabilmente tutto questo finì nei miei disegni e WeBlack divenne anche il nome di una linea di T-shirt e accessori (tutto ovviamente autoprodotto).
Guardi un film, un particolare ti colpisce, poi ascolti la sua colonna sonora e parti per un altro viaggio di scoperte, poi trasferisci tutto questo percorso in uno dei tuoi disegni, e lo fai mentre ancora ascolti quei pezzi. Mentre ancora sei avvolto da quel fascino. Un'esperienza fantastica.
In realtà, i film Blaxploitation oltre ad essere bollati come B-Movie, vennero pesantemente criticati anche da parte delle associazioni per i diritti civili attive all’epoca che accusavano queste pellicole di essere colpevoli a loro volta di razzismo (a causa dei ruoli interpretati dagli attori afroamericani).
In realtà queste pellicole parlano di anti-eroi e delle loro avventure. E c’è sempre spazio per la critica sociale: infatti la Blaxploitation spianerà la strada ai futuri film incentrati sulle problematiche dei ghetti afroamericani.
Fortunatamente vari autori cinematografici moderni hanno reso omaggio a questo filone, restituendogli la gloria che merita. Tra questi, sicuramente il più noto è Quentin Tarantino con il suo Foxy Brown (1997).
Forse sono stato un po' troppo lungo anche se vi posso garantire che i miei appunti di studio su questo argomento, dicono il contrario e so di non aver parlato di molte cose. Tra tutte queste, sicuramente avverto la colpa (mea culpa, mea culpa, mea culpa..) di non aver fatto almeno un riferimento ad una certa produzione cinematografica italiana: perché ci sono molte caratteristiche in comune tra la Blaxploitation e i nostri magnifici western, quelli che gli americani denominarono Spaghetti Western e noir e polizieschi nostrani anni 70 (magari sarà l’argomento per un prossimo articolo).
Per fortuna, non è più il 2003 e oggi Internet è ricco di pagine specializzate sull’argomento.
Io spero solo di aver acceso un po' di curiosità.
Note articolo "WeBlack: cinema, musica e dintorni"
Questo articolo è il frutto di un lavoro di ricerca e recupero di informazioni eseguito on line e off line negli anni tra il 2003 e il 2005. Colgo l'occasione per ringraziare chi in quegli anni ha seguito con me questo viaggio di ricerca e mi ha fornito informazioni importanti in un periodo in cui la Blaxploitation non era "così in voga" e non era facile documentarsi.
A questo proposito, per coloro che vorranno approfondire l'argomento lascio tre titoli che per me sono stati di grande aiuto nel corso degli anni per integrare e arricchire le mie conoscenze:
Blaxploitation! Il cinema e la cultura dei neri americani
di Darius James
Editore: A-Change
A cura di: s. Castellana, s. Lusena
Traduttori: De Medio E. , Rasca C.
Data di pubblicazione: 2001
EAN: 9788888008011 - ISBN: 8888008012
Pagine: 300
Blaxploitation Cinema
The Essential Reference Guide
di Josiah Howard
Editore: FAB Press
EAN: 9781903254448 - ISBN: 1903254442
Pagine: 192
Funk: The Music, the People, and the Rhythm of the One
The Music, the People, and the Rhythm of the One
di Rickey Vincent
Editore: GRIFFIN
Data di Pubblicazione; 1996
EAN: 9780312134990 - ISBN: 0312134991
Pagine: 416
Questo libro di Rickey Vincent è un tesoro da custodire (e possedere se siete amanti del Funk). Forse l'unico testo a trattare e considerare il Funk come un genere con la sua Storia e i suoi magnifici Protagonisti. All'epoca di WeBlack ho avuto la fortuna di conoscere questo professore di San Francisco e scambiare con lui due chiacchiere sul Funk, la Blaxploitation e i "collegamenti" con la cultura italiana, il momento storico e la produzione cinematografica e musicale di quegli anni. Uno dei momenti più belli in cui WeBlack mi ha condotto.
A proposito, dal 2010 il suo libro è stato tradotto anche in italiano (io consiglio comunque la sua lettura anche in inglese), ecco le info sulla versione italiana:
Funk. La musica, il ritmo e i protagonisti
di Rickey Vincent
Editore: Odoya
Collana: Odoya cult music
Data di pubblicazione: 2010
EAn: 9788862880695 - ISBN: 8862880693
Pagine: 416
Ecco le note dell'articolo
1. 3 Social Media before Facebooks: https://www.investopedia.com/articles/markets/081315/3-social-media-networks-facebook.asp
2. Doverosa citazione al genio George A. Romero:
Ad anticipare il cambio di paradigma nella rappresentazione degli afroamericani prima dell'arrivo dei film Blaxploitation, c'è una bellissima, incredibile eccezione: il grande George a. Romero e il suo The Night of the Living Dead del 1968.
Regista indipendente e rivoluzionario, Romero sceglie come protagonista principale del suo film l'attore nero Duane Jones: la scelta di assegnare ad un attore nero il ruolo di eroe costituisce un'assoluta novita per il cinema di quegli anni. Una vera e propria scelta rivoluzionaria, anarchica, come tutto il cinema di Romero.
Chi crede che "La notte dei morti viventi" sia un semplice film horror, sta perdendo parte della sua bellezza.
D'altronde lo stesso Romero (direttore, scrittore, fotografo, montatore del film e compositore della sua musiche) in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano per un'edizione del Lucca Film Festival nel 2016, dichiarò:
"stavo portando la prima copia stampata de la notte dei morti viventi a New York. Ero in macchina e alla radio annunciarono l'omicidio di Martin Luther King. Immediatamente pensai che il mio primo film sarebbe diventato un film totalmente politico".
Link intervista: https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/08/george-romero-il-re-degli-zombie-a-lucca-the-walking-dead-dopo-la-prima-stagione-e-diventata-una-telenovela/2619991/